Eri tu

Ho oscurato il blog per un po’ perché tutto questo l’ho creato per te.

Perchè parla di noi, ma noi non siamo più.

«Mamma, MetàTe non vuole più stare con noi.»

MiniMe non fa domande, solo affermazioni. E colpisce sempre lì, dritto. Anche se guarda da un’altra parte.

Lo osservo mentre scrive la letterina a Babbo Natale e prima di chiudere la busta aggiungo uno dei miei PS, sperando che ti raggiunga.

Non so come fai. Scompari, semplicemente.

Più volte ho fatto a botte con l’impulso sfrenato di chiamarti.

Per sapere come stai.

Per chiederti come ti riesca così semplice restare senza me.

Senza noi.

Per capire come puoi allontanarti dall’infrarossa a cui confidavi «Con te ho imparato ad amare.»

Per chiederti come sia possibile sussurrare «Ti amo» e subito dopo andarsene senza voltarsi indietro.

Forse è solo il finale sgualcito di un vecchio copione.

Mi sono data le risposte più svariate, ma nessuna si incastra con il resto.

Sotto l’albero volevo programmare un altro MiniNoi.

Un altro, sì.

Perché MiniMe è parte di noi. Anche se non lo avevi capito fino in fondo. Sicuramente anche a causa mia.

Cerco di immaginare il suo viso. Con il tuo naso ed il mio sorriso.

La sua manina stretta tra le tue dita, mentre MiniMe saltella contento.

Avresti trovato un libro con un piccolo biglietto rosso infilato tra le pagine: «L’unica follia che non dobbiamo più permetterci è continuare a vivere così. Amiamoci fino in fondo: fissiamo una data! »

Io ho paura.

Tanta che non immagini.

Di perdere altri MiniMe.

Di leggere nel tuo sguardo il desiderio per un’altra.

Di essere un soprammobile nella tua vita.

Io ho tanta paura, a volte anche di me e te. Ma mai di noi.

Volevo svegliarmi e addormentarmi accanto a te.

Litigarci le coperte per poi scaldarci solo di noi.

Affrontare per mano il dolore e la felicità.

Insieme.

Chiamarti marito.

Papà.

Ohana.

Dove nessuno viene abbandonato o dimenticato.

Io ho paura, ma ho capito che tu ne hai molta più di me.

Ricordo quando ti regalai il primo vinile, a pranzo al Mc.

«Non ci sono abituato, ai regali.»

In quel momento, ti avrei donato anche la luna.

La meraviglia nel tuo sguardo quando ti dissi di vivere i tuoi hobby, le tue passioni.

O il tuo messaggio che mi accompagnava a Milano, sussurrandomi quando mi sentissi sempre più tua.

A volte penso che hai scordato tutto, anche se questo tutto non si può scordare.

O forse tutto questo non lo hai voluto mai davvero.

Amiamoci.

Viviamo un po’ qui e un po’ lì, come suggerivi all’inizio, finché non troviamo la soluzione.

All’inizio, sì.

Quando di paura non ne avevi affatto.

Quando ero davvero fragile, ma mai con te accanto.

Quando ti ho chiesto tanto, ma ti ho anche dato tutto.

Quando mi vergognavo del mio cuore, pazzo come un Bugs Bunny innamorato.

Che rischiava di prendere a pugni il tuo petto, quando mi stringevi forte tra le tue braccia.

Quando anche tu sapevi che era meglio aspettare insieme che vivere l’uno senza l’altra.

Ora che non ci sei, è paralizzato.

Lancia improvvise scariche di dolore per poi tornare silenzioso e piatto.

Mi manchi.

Nei momenti di solitudine, ma ancora di più quando sono felice e sorrido.

Mi manca il tuo profumo. Le tue mezze smorfie quando incroci il mio sguardo.

Mi manca la tua spalla, quando mi addormento sul divano. Perché era il momento che più aspettavo, in cui mi abbandonavo completamente tra le braccia della mia anima, sperando di svegliarmi solo al mattino.

Mi manchi perché siamo due metà che devono scontrarsi per abbracciarsi.

E fare la pace è talmente bello che ricomincerei a litigare ancora.

Perché potevamo realizzare tanto insieme.

E di tanto bello.

Perché non ti ho regalato anelli, ma ho scelto te.

Ogni singolo giorno.

Quando mi rendevi felice e quando mi facevi incazzare a livelli astrofisici.

Ogni mattino ho scommesso su di noi.

Ed ogni sera ho realizzato di aver vinto.

Anche quando ti ho dato per scontato.

Perché anche questo è Amore.

Sapere di ritrovare sempre la tua mano stretta alla mia.

Ti conosco. O almeno credevo.

E so che per te queste sono solo le belle parole di una sognatrice.

Perché tu non conosci bene me.

E perché hai una fifa matta.

O semplicemente, perché senza me tutta questa differenza non c’è.

Io sogno, è vero.

Perché è lì che nasce la meraviglia della vita.

Grazie.

Per tutte le volte che mi hai fatto sentire amata, accarezzandomi il cuore.

Perché amare è meraviglioso.

Ma anche sentirsi amati.

Perché quando avverto il dolore rompere un altro pezzetto di cuore, mi ricordo che ne è valsa la pena.

Almeno per me.

Perché mi basta che tu sia felice. Anche lontano da me.

Alla fine cambio solo vestito a questa pagina, perché i sogni non si possono calpestare né rinnegare.

E perché magari tra un giorno, un mese o dieci anni, ti capiterà di rileggermi e sorriderai ripensando a quanto Amore ti ho donato.

O qualcuno leggendomi, sorriderà per te.

Prendila come un’ultima dichiarazione di Amore.

Dove di MetàMe, resta soltanto EriTu.

Perché nel tuo silenzio leggo un roboante non sono io.

Tutto ha una fine.

Sembrava impossibile, ma anche noi.

E non mi vergogno di dirti un’ultima volta «Ti voglio bene».

Buona vita, Amore.

Semplicemente me.

PS…

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