Stelle

Porto a cena fuori MiniMe con un amichetto.

Sua mamma ci aspetta al Mc con il fratellino nuovo di zecca.

Ci prendiamo al volo, risponde sorridendo alle mie smorfie e non intende mollare più il mio indice destro, ormai ostaggio del suo piccolo ma incredibilmente forte pugno.

Ma tu non ci pensi a fare il secondo?

Sbiascico una risposta rapida e mi isolo dalle sue parole tutta la sera, destreggiandomi in risposte automatiche e scontate.

Immagino MiniMe che corre per casa sfuggendo al fratellone e alla sorella maggiore.

Li vedo nascondersi lesti e complici dopo aver fatto cadere il vaso da fiori in cucina.

Imbrattarmi il viso di baci al cioccolato, rubarmi ridendo il cuscino e le coperte.

Mamma, perché non sorridi?

Siamo in auto, lo osservo spiarmi dallo specchietto retrovisore e allungo il braccio per stringere la sua manina, così calda da sfiorarmi fin dentro al cuore.

Un giorno, forse, gli racconterò delle risate dei suoi fratelli.

Di come immagino i loro volti. E della ninna nanna che canto loro nelle mie notti insonni.

Di come non penso al secondo, ma al quarto.

Anche se posso vederne crescere solo uno.

Di come sia difficile a volte restare in equilibrio se cuore, anima e mente si rifiutano di trovare un baricentro comune per dialogare.

Di come vorrei poter smettere di distribuire stelle e tenerne una solo per me.

Semplicemente me.

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