Tre, per favore

Ricordo bene quel giorno. Ero stesa, piccola e spaventata su quel letto d’ospedale, quando mi si avvicinò una ragazza probabilmente laureanda chiedendomi il permesso per sottopormi ad un breve questionario.

«E’ la prima gravidanza?»

«No, la terza.»

«Davvero? Così giovane e già tre figli? Complimenti.»

«Due non li ho mai potuti abbracciare»

«Ah,ok. Allora scrivo uno.»

L’ho guardata in silenzio, pensando al dolore tremendo sentito fino a qualche ora prima. Alle lacrime, quando ho saputo che non vi avrei mai sentito chiamarmi «Mamma». Alle volte in cui mi immagino il vostro viso sorridente, il colore degli occhi, la bocca, i capelli. Le vostre manine che stringono la mia. A quando tornavo a casa piangendo per dirlo agli altri. Al medico, che mi diceva « E’ normale, capita (quasi) a tutte.»
Ma normale è qualcosa a cui ci si abitua prima o poi. Tutto, ma non la morte di un figlio.

Il dolore con cui ho messo al mondo te, che molte donne ricordano addirittura con terrore. Io avrei dovuto e voluto viverlo almeno due volte in più. Perché in un soffio dimentichi tutto, quando senti un altro cuore – il tuo – battere cercando il mio.

«Scriva tre, per favore.»

Mi domando se l’abbia fatto sul serio.

Me lo chiedo ogni giorno, quando penso che la vostra vita, forse, vive solo nel mio cuore.

Semplicemente me.

pascal_mamma

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